26esima riunione annuale della Società svizzera dello studio delle cefalee

 

Alla riunione della Società svizzera per lo studio delle cefalee di quest’anno, si è parlato principalmente di terapie più efficaci nelle cefalee croniche, soprattutto nell’emicrania cronica.
Un altro tema di base era anche la questione sul fatto se è possibile lavorare con mal di testa cronici.

Tracce nel cervello
I dolori cronici possono lasciare delle tracce nel cervello?
Il Dr. F. Riederer si é posto questa domanda in una sua relazione, in cui ha mostrato in un progetto di ricerca con delle immagini di un MRI, che dolori cronici possono causare delle alterazioni nel cervello e che queste regrediscono quando i dolori scompaiono. Tale procedimento serve però solo alla ricerca e non è adatto per una prova di un singolo caso.  

Le cefalee croniche rendono inabili al lavoro
Il Prof. A. Siegel e il Dr. H. Stöckli, hanno mostrato, in un dibattito interessante sulla questione: le cefalee croniche rendono inabili al lavoro, che  non basta solo la diagnosi per giustificare un inabilità lavorativa quando si soffre di cefalee croniche.

Molti pazienti, a causa delle cefalee, vanno dal medico è richiedono un certificato di inabilità lavorativa. Ma per poter scrivere tale certificato, il medico deve sapere come è l’ambiente lavorativo, quali sono le prestazioni e gli orari di presenza richiesti. L’inabilità lavorativa deve essere individuata perciò dalle prestazioni in percento e le ore che si riescono a lavorare ancora.

Se il paziente ha bisogno di un certificato di malattia, ciò richiede tuttavia anche un controllo regolare di esso. I pazienti dovrebbero essere consapevoli, che si è molto presto fuori dal mercato lavorativo se si ha un certificato di malattia a lungo termine, invece sarebbe meglio riprendere parzialmente a lavorare dopo una terapia. 

La posizione del medico e il successo della terapia
Il Dr. Ch. Schopper in una sua relazione ha afferrato il tema sul rapporto medico – paziente. Spesso le terapie falliscono a causa di una resistenza del paziente, tali si basano spesso su malintesi o su delle esperienze poco piacevoli fatte con dei medici, tra cui vi sono sia le proprie oppure quelle fatte dai parenti più vicini. Anche il fatto, che pazienti con delle cefalee hanno fatto l’esperienza dolorosa di non essere stati presi sul serio, ciò influisce sul rapporto medico-paziente. Il Dr. Schopper parla perciò che i medici dovrebbero prendersi più tempo per cercare la base di queste resistenze e di eliminare dubbi e ansie per poter dare via libera al successo delle terapie. Dal suo punto di vista i così detti “somatici” dovrebbero capire un po’ di psicologia e i “fisici” a loro volta dovrebbero impegnarsi con la parte somatica della sofferenza.    
 
Una previdenza integrata come modello futuristico
Il Dr. C. Gaul proveniente dalla Germania ha presentato come esempio del centro delle cefalee dell’Università di Essen la previdenza integrata come modello futuristico. 

Una cura integrata in pazienti con cefalee dolorose ha bisogno di nuove infrastrutture, amministrazioni più flessibili e la collaborazione con istituzioni e medici con sede.

Inizialmente i costi supplementari sarebbero così ammortizzati più rapidamente grazie a una riduzione della perdita di lavoro e di ampi successi terapeutici. Inoltre tali modelli potrebbero far fronte alle grandi resistenze dei pazienti (l’86% non desidera una profilassi) contro una profilassi.

Il vantaggio di una previdenza integrata sta nel fatto, che si ha più tempo per il paziente, che può essere stabilito un approfondito chiarimento attraverso parecchi ambiti speciali (interdisciplinare) e che vi è anche possibile un insediamento per una terapia.

Molti pazienti disperati credono, che se solo potessero recarsi in ospedale verrebbero aiutati. Secondo il Dr. Gaul ciò è un errore. Gli ospedali acuti non sono orientati sulla cura per pazienti con cefalee dolorose. Se vi è assolutamente indicato un ricovero stazionario, allora solo in una clinica la quale è specializzata sulle cefalee dolorose e non dolori in generale.

Attualmente in Svizzera non vi sono più tali offerte, tuttavia un simile progetto è in programma.   


Notizie sulla terapia con neurostimulatori
Il Dr. A. Gantenbein dell’ambulatorio per cefalee dolorose all’ospedale universitario di Zurigo, ha presentato un nuovo caso di un paziente con cefalea a grappoli nel quale è stato effettuato una stimolazione del nervo occipitale, immediatamente dopo l’intervento, la frequenza degli attacchi è regredita da 6 a 1-2 al giorno.

Prima che viene effettuato un intervento tale vi è necessaria un’ampia chiarificazione. Tuttora una stimolazione del nervo occipitale non è indicata per ogni paziente. Così possono essere tranquilli anche i pazienti i quali temono, che tale intervento viene loro imposto tramite l’assicurazione sociale legislativa rafforzata, come terapia ammissibile.
Non si sa ancora se la stimolazione del nervo occipitale é indicata per pazienti con emicrania. Per questo motivo la base dati è ancora scarsa.

Novità, Numeri e Fatti
Tuttora si pensa che, solo per il 50% dei pazienti con emicrania ricevono una terapia acuta (anche nella profilassi medicamentosa). Il nuovo medicamento per l’emicrania che arriverà sul mercato non mostra nessun aumento del tasso di efficacia negli studi fatti fino ad ora. Ciò porta i pazienti ad aggrapparsi a ogni cosa che é loro offerta da fonti dubbiose. Fatto sta che, pazienti con cefalee dolorose. Non si esclude l’autrice di questa relazione.

Tuttavia la Società svizzera dello studio delle cefalee sconsiglia un intervento offerto per l’emicrania. Tutte le terapie invasive non hanno finora potuto mostrare un’efficacia che vanno al di fuori di ogni dubbioso caso singolo. Quindi é sconsigliato mettersi sotto i ferri.

Chi soffre da lungo tempo di forti cefalee dolorose, dovrebbe recarsi prima dal medico curante il quale chiarirà il tipo di cefalea. Se i sintomi dolorosi non sono di un’altra malattia, il passo successivo sarebbe l’invio a uno specialista per le cefalee, se chi soffre di cefalee dolorose da lungo tempo, sarà lo stesso ha informare il paziente sulle attuali possibilità terapeutiche.

Per chi volesse informarsi di più sull’argomento delle varie relazioni del congresso può contattare il sito:
www.ig-kopfschmerz.ch

Brigitte Obrist, delegata dei pazienti ig-kopfschmerz Svizzera